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Chamje Khola 2019 The Italian Job

Ufficializziamo quella che da tempo è una voce che circola nei bassifondi dei circoli torrentistici Italiani…..

Si Nel 2019 il team Vertical Water stà organizzando per tornare a sciogliere quel piccolo nodo al fazzoletto che si chiama Chamje Khola! Se non avete letto il riassunto delle puntate precedenti potete aggiornarvi sull’argomento leggendo il resoconto della spedizione 2018 Con tanto di galleria fotografica!!!

A conti fatti si è riusciti a comporre una variegata squadra di torrentisti Italiani che conta 10 tra istruttori di torrentismo e guide canyoning, un bel team a cui non manca nulla, modestie a parte, per portare a termine una grande impresa come questa, certo avremo bisogno sicuramente di un pò di fortuna meteorologica e la benevolenza del dio della montagna , ma indubbiamente l’alto livello tecnico torrentistico, l’abbattimento della barriera linguistica, il fatto che tutti i componenti del team si conoscano bene e che abbiano affrontato in passato altre spedizioni insieme, pone l’impresa ad un livello raggiungibile.

– OBBIETTIVO: Chamje Khola Nepal 1° discesa integrale

– COSA E’ QUESTO PERCORSO: Partiamo con dire cos’è il Chamje Khola e quale sia la sua storia.

Il Chamje Khola è un profondo canyon che si trova in Nepal nella zona della Anapurna è un affluente sinistro del Marsyangdi e si getta nel fiume di fondo valle con una spettacolare calata da 140 metri soprannominata Mustang.

Nell’ambito Torrentistico viene giustamente considerato uno dei torrenti più difficile al mondo, se non il più difficile, definendolo il K2 del torrentismo.

Il paragone non sfigura di certo, diamo qualche dato per capire esattamente di cosa si tratta, è un Canyon molto acquatico con oltre 2700 metri di dislivello in 9 km di lunghezza, partenza del canyon 3500 metri di quota la discesa si sviluppa in un ambiente molto inforrato e senza alcun tipo di via di fuga. Per la sua percorrenza sono richiesti minimo 4 o 5 giorni di duro lavoro con permanenza in torrente e necessità di allestimento di campi progressivi durante la discesa. L’acqua è decisamente fredda provenendo dai ghiacciai in quota del massiccio del Manaslu, uno degli 8000 presenti in Nepal. La discesa è resa altresì più dura dal fatto che il canyon necessita, per la sua percorrenza in sicurezza, dell’istallazione di nuovi punti di ancoraggio poiche le grandi piene monsoniche, oltre i 20 metri cubi al secondo di portata nella stagione delle piogge, spazzano via molti degli ancoraggi istallati in precedenza. Possibile presenza di neve e ghiaccio alla partenza e durante tutta la prima giornata di discesa, aumento progressivo della portata con il passare delle ore del giorno causato dallo scioglimento dei ghiacciai e nevai presenti a monte, con una finestra di tempo così lunga per la percorrenza le variazioni meteorologiche possono essere molto pericolose, necessità di completa autonomia da parte della squadra durante tutta la discesa, queste sono alcune delle difficoltà che il team si troverà da affrontare durante la discesa di questo Canyon imponente.

Decisamente da citare per il grande impegno necessario è anche il percorso di avvicinamento alla forra, 3600 mt attiv, 800 mt di discesa, durante il percorso si raggiunge quota 4250 slm con possibilità di incontrare neve e ghiaccio sul percorso, 2 giorni di trekking per arrivare al campo base nel greto del fiume partenza della discesa.

L’impresa diventa ancora più difficile per la completa assenza in loco di organi di soccorso e per la scarsità di collegamenti con strutture medico sanitarie adeguate in caso di necessità.

– STORIA : Ora raccontiamo invece la storia esplora ti va di questo torrente:

Individuato per la prima volta nel 2007 da un gruppo di speleologi e torrentisti  Francesi vieni organizzata un apre spedizione per capire l’entità dell’impresa.

Nel 2009 il gruppo composto da 10 Francesi affrontano la discesa del ultimo terzo di torrente utilizzando un accesso basso, aprendosi letteralmente la strada nella foresta con il machete, strada che è diventata a tutti gli effetti la sola unica possibilità di uscita per chi vuole affrontare la discesa integrale. Questa parte di torrente sono circa 1000 metri di dislivello per circa un chilometro di sviluppo.

Dopo aver esplorando la parte terminale del torrente il team Francese si rende conto che a monte di questo tratto vi è a tutti gli effetti un altro tratto molto lungo di Canyon da esplorare.

Dopo aver fatto delle ulteriori indagini e sopralluoghi, anche con l’utilizzo di elicottero, il team Francese si rende conto delle entità dell’impresa e organizza per l’anno 2011 una seconda spedizione atta ad esplorare la parte superiore del canyon.

Utilizzando una vecchia traccia  di sentiero che porta a dei Pascoli nella vallata sopra all’abitato di Tal in Francese in due giorni di avvicinamento, dopo aver passato un passo a 4250 metri di altitudine, riesce a raggiungere finalmente il greto del torrente.

Il team è composto da 12 membri due dei quali Nepalesi, nonostante la lunga preparazione il team Francese però sottovalutò  l’entità dell’impresa preparandosi ad effettuare l’intera discesa dalla parte superiore in una sola giornata, cosa che successivamente capirono essere impossibile vista la lunghezza e la complessità dei passaggi oltre alla grande  portata d’acqua che trovavano all’interno del canyon. Dopo 18 ore di progressione incalzante con 4 membri del team che si alternano all’istallazione degli ancoraggi e con il sopraggiungere dell’oscurità e al raggiungimento di un punto molto stretto e tecnico del percorso, il team fu costretto ad interrompere la progressione in un luogo decisamente poco ospitare all’interno del Canyon. Privi di qualsiasi tipo di materiale per la costruzione di un campo, se non quello strettamente necessario per l’installazione di un bivacco di fortuna che però non garantì ovviamente il confort necessario per un meritato riposo dopo un grande sforzo del genere, passarono una notte che definirei poco piacevole….

Il Mattino seguente stremati dal freddo e dalla fame decisero di tentare di uscire dal Canyon risalendo un ripido canale detritico per poi raggiungere alcune cenge esposte che in 7 ore di progressione gli consentirono di effettuare un lungo  bypass ed evitare una grossa porzione di Canyon, ma alla fine furono costretti comunque a rientrare nel torrente continuando la progressione classica.

Giunti nuovamente su una parte molto tecnica del torrente, con una insufficiente carica di batteria all’interno del trapano e quindi con la impossibilità di installare un numero adeguato di ancoraggi per il superamento di quella parte tecnica decisero di effettuare un secondo e poi un terzo lungo bypass che alla fine di portò al fatidico unico punto di sforro possibile che da quel momento venne definito Rescue Point.

Nello stesso anno mi sono personalmente recato in Nepal per partecipare al RIC raduno internazionale di Torrentismo realizzato dalla scuola Nazionale Francese in collaborazione con Himalayan canyoning team. Dopo essere venuto a conoscenza di questa mitica forra e nata in me la voglia di provare ad affrontare questo gigante.

Nel 2017 conosco Olda Stos, che con un team di speleologia Russi ed Ucraini stava pianificando la spedizione per il tentativo della prima discesa integrale del Chamje Khola, dopo esserci conosciuti di persona ci siamo trovati d’accordo che avremmo potuto affrontare questa impresa assieme e di conseguenza un piccolo Team Italiano, composto da 3 persone, si è aggiunto al team dell’Est per formare un corpo spedizione di 9 elementi.

Nel febbraio 2018 il team è partito alla volta del Nepal con permanenza in loco di 25 giorni, durante questo periodo si sono percorsi anche altri torrenti, come training per amalgamare ed affiatare il team, il 17 febbraio siamo partiti per il lungo trekking di 2 giorni di avvicinamento, per entrare nel Canyon il giorno 19.

Durante la discesa la scarsa esperienza torrentistica della componente speleologia del team, e la differenza linguistica hanno determinato un grande rallentamento nella progressione obbligando la squadra ad approntare due bivacchi in più rispetto a quelli pianificati per la solo percorrenza della parte superiore del Canyon.

Durante la discesa le lacune tecniche hanno obbligato la squadra a by passare alcune porzioni di percorso di cui l’ultima piuttosto consistente determinato di conseguenza il fallimento dell’impresa, oltre al fatto che Giunti al rescue point il capo spedizione ha deciso di non continuare e determinando il definitivo fallimento del tentativo di discese integrale del canyon.

Per maggiori informazioni invito alla lettura dell’articolo dedicato pubblicato a questo link.

http://www.verticalwatercanyoning.com/chamje-khola-2018-sogno-mancato/

– NUOVO PROGETTO

Dopo l’esperienza avuta nel 2018 mi sono reso conto che per affrontare un’impresa del genere è necessario avere un team adeguatamente preparato e tecnicamente forte oltre che molto affiatato ed è per questo che ho coinvolto diversi amici e conoscenti dalle indubbie qualità tecniche e fisiche adatte ad affrontare la discesa.

Abbiamo pianificato di effettuare la discesa nelle prime due settimane di marzo del 2019. Il team sarà tutto Italiano composto da istruttore di Torrentismo, qualificati sezionali di Torrentismo, membri del soccorso alpino, operatori della Croce Rossa Italiana e guide Canyon in totale 10 persone, 9 uomini e una donna.

La pianificazione è in atto e sono stati già presi alcuni accordi commerciali con alcuni sponsor che vogliono sostenere l’impresa effettuando dei prezzi scontati rispetto a quelli di listino sui materiali di consumo necessari per il completo e totale riattrezzamento con ancoraggi certificati del Canyon. L’obiettivo della spedizione è duplice: in primo piano è ovviamente la prima discesa integrale in autonomia del Canyon in tutte le sue parti da quota 3600 a quota 900, il secondo obiettivo è quello di rendere il canyon più facilmente percorribile per chi vorrà affrontare la discesa successivamente, installando ancoraggi certificati di ottima qualità in posizioni corrette e riparate protette dalle piene e dagli agenti atmosferici. Il progetto è ambizioso ma cercheremo di fare del nostro meglio.

Il Chamje Khola resterà comunque un terreno di avventura nonostante il nostro intervento ma il nostro obiettivo è quello di renderlo più abbordabile a sempre più gruppi che vogliano mettersi alla prova in questa grande avventura.

 

Su questa pagina aggiorneremo puntualmente tutte le news sulla spedizione.

 

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